Premio Marco Biagi, riconoscimento per FOMAL

Il 18 marzo 2016 si è svolta presso l’aula Biagi al completo, nella redazione centrale de Il Resto del Carlino, la decima edizione del ‘Premio Marco Biagi  – il Resto del Carlino per la solidarietà sociale’. Importante riconoscimento per Fomal, tra le 36 le associazioni premiate, selezionate per i loro progetti solidali da una giuria presieduta dal direttore di Qn-il Resto del Carlino, Andrea Cangini e composta da personalità di spicco delle nove città in cui è declinato il premio: Bologna, Modena, Ravenna, Reggio, Forlì, Rimini, Ferrara, Cesena, Imola.
biagiHanno preso parte all’evento 162 rappresentanti delle realtà culturali, sociali e di volontariato che hanno partecipato a questa edizione, e  le istituzioni politiche, amministrative, economiche e culturali: dai sindaci di Bologna e Cesena, Virginio Merola e Paolo Lucchi, al prefetto di Bologna, Ennio Mario Sodano. In prima fila i familiari del giuslavorista  ucciso dalle Nuove Br in via Valdonica, a Bologna, la sera del 19 marzo 2002: la moglie Marina Orlandi Biagi con il figlio Lorenzo, e la sorella Francesca con il figlio Giulio Venturi.

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Il progetto presentato dal nostro ente è pensato in collaborazione con l’Istituto Penale Minorenni e la cooperativa sociale G. Fanin, ed ha come obiettivo princpale l’attivazione di un’osteria aperta al pubblico presso l’istituto penale Siciliani in via del Pratello a Bologna, in cui lavoreranno ragazzi detenuti. Si intende offrire loro la possibilità di apprendere o consolidare la cultura del lavoro attraverso un  percorso di formazione professionale e di  responsabilizzazione, in rapporto  con il mondo del lavoro e la società civile.
Per la città sarà un luogo accogliente e denso di significato, da frequentare per collaborare  attivamente  alla sfida educativa e riabilitativa,  nella convinzione che ogni persona può “ripartire” nella realizzazione  del personale progetto di crescita ed autonomia. A maggior ragione se minore.
Fin dal 2010 Fomal è entrata nel “carcere del Pratello”, formando i giovani al lavoro nell’ambito della ristorazione, affinché il tempo tra quelle mura sia speso bene, imparando un mestiere che permetta di reinserirsi positivamente nel contesto sociale: il lavoro, dunque, come strumento di ‘riscatto’. «Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato» (art. 27 Costituzione).

 

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